Controriforma

Controriforma
La maggior parte della pittura presenta nella pinacoteca francescana di Lecce appartiene al periodo della Riforma Cattolica, nota anche come Controriforma. Nata per rispondere agli attacchi del protestantesimo, la Riforma Cattolica diviene ben presto uno strumento di ristrutturazione interna che coinvolge tutto il sistema ecclesiastico: la liturgia, il catechismo, le arti.
 
Direttamente collegato al movimento della Controriforma è il movimento “barocco”, termine usato inizialmente in senso negativo, quasi fosse degenerazione del classicismo, e che poi è divenuto sinonimo di un'arte con strutturazione propria e ben identificabile.
 
Ciò che caratterizza il barocco a differenza degli altri periodi artistici precedenti, è il legame intrinseco che si crea fra le diverse arti: non esistono più le arti maggiori e minori, ma tutte concorrono alla celebrazione di un nuovo sentimento religioso che punta all'elevazione spirituale, e conseguentemente artistica, della società, creando, attraverso modelli uniformi, una sorta di pace sociale perdurante fino all'età moderna.
 
Scopo fondamentale della Riforma Cattolica è quello di far ricadere ogni costrutto antropologico in un rinnovato umanesimo cattolico, e a ciò ben si prestano le arti che, all'unisono, celebrano le figure della Chiesa e dei Romani Pontefici. Architettura, pittura, musica concorrono insieme per creare un costrutto urbano, e quindi anche antropologico, che attinge a piene mani dall'esperienza teatrale e porta il singolo credente ad imemdesimarsi e a vivere in uno spazio sacralizzato.
 
Da qui ben si può comprendere la funzione che può esercitare la pittura, deputata a rendere per immagini il costrutto teologico che col Concilio di Trento diviene vincolante per l'intero cattolicesimo. E' da considerare che l'affidamento alle arti visive non è invenzione del barocco e della Controriforma: da sempre il messaggio catechetico è stato convogliato in forma pittorica o figurata al fine di rendere visibile ai semplici i concetti fondamentali della Fede. Superata l'esperienza pittorica di carattere iconico del primo millennio, sarà proprio l'Italia la culla dei grandi palinsensti d'affresco che da Nord a Sud caratterizzeranno gli interni delle basiliche. La funzione di portare l'istruzione cattolica al popolo fu propria degli Ordini Mendicanti che, per primi, si svincolano dalla stabilitas loci associando il mendicare alla predicazione itinerante. Se Oltralpe è il movimento fondato da Domenico di Guzman a inserirsi attraverso la predicazione nelle pieghe di una società imbevuta dall'eresia catara, in Italia sarà invece il francescanesimo a fare da collante tra la gerarchia romana e il popolo, ponendosi come intermediario tra le esigenze degli ultimi e la fedeltà al Magistero.
 
Il carisma degli Ordini Mendicanti diviene quindi necessario per lo sviluppo dell'arte figurativa italiana, che si svingola dal canone tardo antico e produce elementi di grande innovazione, introducendo, ad esempio, una temporalità e una spazialità che nella pittura iconica non erano ammessi, se non in maniera direttamente collegabile alla loro funzione iconologica. Per gli Ordini Mendicanti, la creazione è bella in quanto riflesso del Creatore, e pertanto diviene manifestazione stessa della bontà di Dio.
In sostanza, non si riuscirebbe a comprendere la pittura di Giotto se non si considera il Cantico delle Creature.
 
Così si riesce a comprendere anche il fenomeno artistico della Controriforma, che, basandosi sul concetto appena espresso di arte come strumento di evangelizzazione, lo adatta alle necessità correnti del XVII secolo.
 
Lo stato in cui si ritrovavano i religiosi alla vigilia del Concilio di Trento era pericolosamente condizionato dalle mode del momento, dalla mondanità nei vestiti e dalla gestione di ingenti richezze che le nobili famiglie di volta in volta legavano ai singoli conventi, spesso ad uso e consumo del proprio rampollo divenuto ecclesiastico. Si comprende bene quindi, come l'azione di San Pio V fosse finalizzata a ridurre drasticamente tale situazione con un'uniformità che prediligesse la devozione e la pietà. In tale contesto, quindi, non deve apparire paradossale se l'uniformità ha come risultato il barocco, che ne semprerebbe la negazione. Anzi, esso nasce dalla perfetta aderenza di ogni singola arte al vissuto del luogo: lo fa proprio e lo esalta in funzione religiosa e liturgica. Le tele della pinacoteca di Fulgenzio, quindi, pur prodotte da pittori locali a volte anonimi, si inseriscono a pieno titolo nel rinnovato gusto artistico, e da ciò si comprende lo spiccato tema devozionistico delle pitture. In una città come Lecce, che preferisce in molti casi tradurre in elemento architettonico anche ciò che in altri luoghi è competenza della pittura, le tele conservate a Fulgenzio permettono di completare l'opera riformista dell'arte, e di fornire un quadro completo e mai scontato del complesso fenomeno della Riforma Cattolica.
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La Pinacoteca di Arte Francescana “R. Caracciolo” di Lecce, nasce nel 1968 ad opera di Padre Egidio De Tommaso, al fine di conservare, valorizzare e promuovere il patrimonio pittorico della Provincia dei Frati Minori del Salento. Le attività di fruizione sono curate da ImagoDei
 

Contatti

La Pinacoteca d'Arte Francescana è lieta di accogliervi per visite guidate previa prenotazione.

Orari al Pubblico:
MARTEDÌ, MERCOLEDÌ; e VENERDÌ dalle 09:00 alle 12:30
Tutti i giorni su prenotazione

Indirizzo : Via Imperatore Adriano, 79 - 73100 Lecce

Tel.: +39 327 016 3007

 

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